Il ciclismo è fatto dalle storie che i campioni scrivono, durante le loro tappe, pedalata dopo pedalata, con le loro volate che finiscono con le braccia al cielo o le mani ancora strette sul manubrio per arrivare un centesimo di secondo prima di quello che ti corre di fianco.
Quando si pensa al ciclismo ci vengono in mente i campioni leggendari. Coppi e Bartali sul Colle del Galibier che si passano la borraccia, Eddie Merckx che domina il Tour del 1969 dal primo all’ultimo metro o Marco Pantani che nel 1998 domina sul colle del Galibier, anche lui, e si porta a casa la doppietta Giro-Tour.
Ma tutti questi campioni, tutte queste storie, non ci sarebbero potute essere senza “gli altri” corridori, i gregari che permettono al capitano della propria squadra di entrare nella storia di questo sport. Questo blog è dedicato a uno di questi personaggi: Marco Velo.
Ci verrebbe da scrivere che Marco Velo è colui che ha permesso all’altro Marco, Pantani, di vincere il Giro e il Tour del 1998, colui che ha consentito a Pantani di compiere l’impresa sul colle del Galibier quasi trent’anni dopo la celeberrima borraccia di Bartali e Coppi, ma non possiamo farlo perché i gregari si coniugano al plurale per definizione. Le loro storie sono sempre condivise col capitano e col resto della squadra, il gregario in corsa non esiste, esistono solo “i gregari”.

