Nov 21

Il Giro del Trentino

Il Giro del Trentino è una corsa a tappe maschile di ciclismo su strada, che si svolge nella regione del Trentino-Alto Adige, nel nord dell’Italia, ogni anno nel mese di aprile. Dal 2005 fa parte del circuito UCI Europe Tour, categoria 2.HC.

La gara ha origine nel 1979 ma in precedenza  a Trento si erano disputate diverse gare in linea  e due edizioni del Giro di Caneve.

riva del gardaTra i primi vincitori del Giro del Trentino spiccano Francesco Moser nel 1980 e Roberto Visentini nell’edizione del 1981.

Le tappe del Giro del Trentino sono particolarmente spettacolari anche per i paesaggi che offrono: nell’edizione del 2011 per esempio si passava da luochi come Riva del Garda, Molina di Ledro e Madonna di Campiglio.  Secondo le indiscrezioni nell’edizione del 2012 troverà posto anche una tappa ancora più spettacolare: la Valle dei Mocheni. Si tratta di un luogo unico dal punto di vista paesaggistico ma anche storico culturale, nella Valle Incantata, come è chiamata, si trova oltre a una natura incontaminata anche la minoranza linguistica mochena.

Oct 18

La tragedia di Wouter

Wouter Weylandt era un ciclista belga, un velocista scomparso appena 26enne a causa di una caduta al Giro del 2011 al Passo del Bocco mentre correva per il team Leopard-Trek. Ma Weylandt in precedenza aveva corso anche due anni al fianco di Marco Velo, nella Quick Step, dove l’italiano era quello deputato a tirare le volate al giovane belga.

Qui un’intervista di Repubblica a Marco Velo, poco dopo la tragedia.

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Oct 18

Intervista 2005

Vi propongo un’interessante intervista d’annata rilasciata da Marco a Bibi Ajraghi per tuttobiciweb, nel 2005.

L’intervista si riferisce al periodo in cuo Marco era l’ultimo vagone del treno di Alessandro Petacchi ma tocca anche altri punti interessanti oltre al rapporto tra Marco e il suo capitano di quel periodo: le prime pedalate di Marco, il suo rapporto con lo sport e, inevitabilmente, Marco Pantani.

Qui sotto ci sono alcuni estratti dall’intervista, qui invece il testo completo da www.tuttobiciweb.it.

Parliamo un pò solo di Velo. A che età è salito in bicicletta?

«Avevo dodici anni, ed è stato il mio attuale suocero, che era presidente della squadra del paese, a mettermi in sella. Mi ricordo ancora la mia prima bici, era gialla. E vincevo: nelle categorie Allievi e Juniores ho vinto davvero tanto».

In quegli anni aveva un campione preferito?

«Quando ho cominciato a capire qualcosa di ciclismo, mi piaceva Miguel Indurain: ammiravo il suo modo di fare, di comportarsi. Lo stimo come campione e come uomo».

[...]

Cambiamo per un momento discorso, lei ha corso alla Mercatone Uno con un altro grande campione del ciclismo, Marco Pantani. C’è qualcosa che accomuna questi due personaggi?

«Marco e Alessandro sono totalmente diversi, e in più in ruoli completamente diversi».

Eppure entrambi leader.

«Questo è vero. Anche se Alessandro non lo dà a vedere, è un leader in tutto e per tutto. Non nel senso che si impone, è la squadra che lo riconosce come tale. E Marco oltre a essere un leader aveva anche un grande carisma, tutto suo, particolare [...]. Entrambi un po’ introversi, chiusi, silenziosi, non riesci mai a capire bene cosa pensano. Marco, per esempio, stava sempre sulle sue, dovevi cercare di interpretarlo. Ale in un certo senso è più facile e poi con lui siamo proprio amici».

Oct 10

…e la prima intervista

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato l’ultima intervista di Marco da ciclista professionista, oggi invece vogliamo pubblicare quella che con tutte le probabilità è la prima intervista rilasciata da dirigente. Infatti Marco dopo aver abbandonato la carriera agonistica, ha deciso di rmanere alla belga Quickstep per dare il suo contributo da dirigente.

Ecco qua il video della prima intervista da neodirettore sportivo della Quickstep durante al Tirreno Adriatico!

Oct 6

Il doping e il ciclismo

Tutti sanno che il ciclismo è stato colpito varie volte dal problema del doping. E purtroppo pare che ciclicamente il problema si ripeta, tanto che spesso si sente dire che alcuni appassionati smettono di seguire questo sport perché non credono più all’autenticità delle gare. Altre volte si sentono giudizi ancora più pesanti, di persone che definiscono il ciclismo un sport marcio, al contrario di altri.

Senza entrare nel merito di vicende giudiziarie – chiuse o aperte che siano- è il caso di fare alcune precisazioni.

C’è chi crede che nel ciclismo serva il doping perché in altri sport è il lato tecnico a prevalere mentre sulla bicicletta si deve solo pedalare. Niente di più sbagliato! Intanto anche anche nel ciclismo la tecnica è tutt’altro che marginale: una pedalata più efficace alla fine di una gara può aver fatto guadagnare chilometri rispetto a una scomposta, ma soprattutto anche in altri sport, considerati “tecnici”, si deve tener conto della fatica e dello stress. Un calciatore per esempio, sbaglierà un tiro o un passaggio molto più facilmente a fine partita piuttosto che all’inizio e lo stesso farà un tiratore con l’arco. Chi ha fatto sport, anche a livello amatoriale, sa bene che più la fatica si accumula, più il corpo difficilmente fa quello che il cervello gli dice…

Perché allora nel ciclismo ci sono così tanti casi di doping rispetto altri sport? Forse perché il ciclismo è uno dei pochi sport dove il doping viene cercato davvero. Basta pensare alle perquisizioni effettuate all’alba nelle camere d’albergo di ciclisti e dirigenti, con dispiegamento d’uomini e mezzi degni di un’operazione antimafia. Non che questo non sia giusto e doveroso, ma certo ci si chiede come mai per altri sport questo non succede. Basta pensare allo scandalo dell’Acquacetosa: i famosi laboratori antidoping a Roma che non trovavano dopati nel calcio…. perché non cercavano le sostanze dopanti nei campioni di urine! Oppure si può fare come il Barcellona incensato da tutti i calciofili: semplicemente non ci si fa trovare (per due volte!) dagli ispettori della Wada…

E anche quando il doping nel calcio viene trovato, non ha certo la copertura mediatica che giornali e televisioni dedicano a ogni caso che si verifica nel ciclismo. Lo scandalo farmaci della Juventus è un’esempio lampante: tutti abbiamo visto campioni inscenare silenzi imbarazzati in tribunale, conditi da improbabili “non ricordo” ma sui giornali si è fatto a gara a chi ne parlava di meno tanto che ancora non si sa bene chi è stato condannato e perché se si trattasse di doping o meno.

Ma quello appena descritto è solo il caso più eclatante. In realtà sono moltissimi i casi di doping che passano sotto silenzio oppure, magicamente, diventano casi di non-doping.

Per chi volesse appronfondire qui c’è un ottimo articolo de L’inkiesta.

Sep 30

L’ultima intervista

La Quick Step come dicevamo nell’ultimo post è l’ultima squadra dove Marco corre, prima di dedicarsi alla carriera di dirigente. Qui sotto c’è una bella intervista, l’ultima, che l’inviato della Gazzetta della Sport fa a Marco in occasione della sua ultima gara… toccante!

Altre interviste intessanti a Marco velo su giornali e giornali online saranno pubblicate nei prossimi post.

Sep 22

Marco Velo: la carriera

Marco Velo nasce a Brescia il 19 marzo del ’74. Esordisce da professionista nel 1996 nella Brescialat e da subito fa vedere le sue qualità di passista. Passano due anni e si trasferisce alla Mercatone Uno guidata da Giuseppe Martinelli.

Marco Velo conquista il quarto titolo italiano consecutivo a cronometro

Marco Velo conquista il quarto titolo italiano consecutivo a cronometro

Alla Mercatone Uno Marco trascorre alcune delle sue stagioni più importanti e contribuisce ai successi di Marco Pantani, compresa la doppietta Giro d’Italia e Tour de France nel 1998 e la Vuelta a Murcia nel 1999.  Sempre nel 1999 accade quello forse nessuno si aspettava: Pantani, spinto da Marco e dal resto della squadra si avvia a vincere il Giro anche quell’anno, ma quando ormai i giochi sembrano fatti, escono i risultati degli esami sanguigni del Pirata relativi alla tappa dell’Alpe di Pampeago: i livello dei globuli rossi è superiore al consentito e Pantani è fuori.

Questo però è anche il periodo in cui Marco raggiunge i migliori risultati a livello individuale conquistando diverse corse a cronometro tra cui quattro campionato nazionali a cronometro e due Firenze-Pistoia, e inoltre alcune corse in linea.

L’anno seguente, nel 2000, Marco Velo è gregario di Stefano Garzelli, che con lui  in squadra vince il Giro. Nel 2001 è lo stesso Marco a classificarsi 11° al Giro.

Velo e Petacchi

Marco Velo e Alessandro Petacchio

Il 2002 è il momento del passaggio alla Fassa Bortolo diretta da Alberto Volpi e Stefano Zanatta. Qui trova Alessandro Petacchi e diventa il prezioso l’uomo che lancia le volate allo corridore spezzino. I due rimangono qui fino al 2005, anno in cui la squadra si scioglie, e poi passano al Team Milram, una nuova squadra tedesca nata dalla fusione del Team Wiesenhof e della Domina Vacanze.

Il 2007 è un anno sfortunato per Marco che subisce un grave infortunio durante la Gand-Wevelge. Dopo aver tirato la volata a Petacchi, che sta per andare a vincere, Marco viene tamponato da un altro corridore e si rompe la clavicola.  L’incidente gli impedirà di partecipare al Giro seguente e metterà in difficoltà Petacchi, trovatosi senza l’ultimo uomo del suo treno.

Marco Velo alla Quick Step

Marco Velo alla Quick Step

E’ il 2009 e Marco si trasferisce al quella che sarà l’ultima squadra della sua carriera da ciclista, la belga Quick Step.

Sep 21

Marco Velo: un gregario

Il ciclismo è fatto dalle storie che i campioni scrivono, durante le loro tappe, pedalata dopo pedalata, con le loro volate che finiscono con le braccia al cielo o le mani ancora strette sul manubrio per arrivare un centesimo di secondo prima di quello che ti corre di fianco.

Coppi e Bartali si passano la borraccia.  foto di Martini

Coppi e Bartali si passano la borraccia nella celebre foto di Martini

Quando si pensa al ciclismo ci vengono in mente i campioni leggendari. Coppi e Bartali sul Colle del Galibier che si passano la borraccia, Eddie Merckx che domina il Tour del 1969 dal primo all’ultimo metro o Marco Pantani che nel 1998 domina sul colle del Galibier, anche lui, e si porta a casa la doppietta Giro-Tour.

Ma tutti questi campioni, tutte queste storie, non ci sarebbero potute essere senza “gli altri” corridori, i gregari che permettono al capitano della propria squadra di entrare nella storia di questo sport.  Questo blog è dedicato a uno di questi personaggi: Marco Velo.

Marco Velo

Marco Velo

Ci verrebbe da scrivere che Marco Velo è colui che ha permesso all’altro Marco, Pantani, di vincere il Giro e il Tour del 1998, colui che ha consentito a Pantani di compiere l’impresa sul colle del Galibier quasi trent’anni dopo la celeberrima borraccia di Bartali e Coppi, ma non possiamo farlo perché i gregari si coniugano al plurale per definizione. Le loro storie sono sempre condivise col capitano e col resto della squadra, il gregario in corsa non esiste, esistono solo “i gregari”.